Vicolo della seta
Il progetto seicentesco del primo architetto di corte Amedeo di Castellamonte per la realizzazione della Venaria ebbe la particolarità di prevedere anche strutture concepite per l’inserimento di attività produttive.
Secondo il duca di Savoia Carlo Emanuele II, committente del progetto, la costruzione di quella che sarebbe stata acclamata come la "Versailles del Piemonte" doveva rispondere anche all’intento di rivitalizzare l’economia locale: si trattava dunque di fare di Venaria un importante polo commerciale attraverso la produzione e lavorazione della seta.
Venne ipotizzata la creazione di un grande setificio che praticasse la filatura sfruttando la forza motrice dell’acqua dei vicini torrenti per azionare, mediante ruote idrauliche, i macchinari che torcevano il filo di seta.
Per concretizzare tali intendimenti, intorno al 1670 venne chiamato alla Venaria un autentico "imprenditore" ante litteram per l’epoca, il conte Giovanni Francesco Galleani, che realizzò un importante filatoio nei pressi dell’attuale via Battisti.
Da quest'epoca si registrò nella città una vera e propria proliferazione dell’industria serica con altri setifici che prosperarono con alterne fortune fino al Novecento inoltrato: a tutt’oggi il borgo cittadino conserva interessanti memorie architettoniche di tali edifici.
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