La Reggia ha una storia tormentata e complessa: dai fasti del Seicento al culmine dello splendore settecentesco, dal lento inesorabile declino dell’Ottocento, quando la reggia fu trasformata in caserma militare per volere del re Vittorio Emanuele II, alla rovina del Novecento.
I restauri hanno dunque dovuto tenere in considerazione le caratteristiche costruttive e di ampliamento del complesso, considerato “mai finito” e dove nell’arco di quasi 200 anni hanno operato i più famosi architetti di corte, e le gravissime conseguenze dell’abbandono: nel 1950 la reggia appariva infatti ormai ruderizzata. L’aspetto era desolante: solai crollati, murature legate da qualche trave sopravvissuta agli incendi e al vandalismo, serramenti inesistenti, i ricchi apparati decorativi illeggibili, locali inagibili per le macerie e il guano dei pipistrelli.

A partire dal dopo guerra, la Soprintendenza cercò di porre rimedio al degrado con opere di pronto intervento e di tipo statico, interventi mirati e mai organici che, seppur non arrivarono mai a conclusione a causa della cronica mancanza di fondi, tuttavia salvarono il complesso dal crollo.
La complessità degli interventi necessari e le straordinarie dimensioni della Venaria Reale rendevano indispensabile uno stanziamento finanziario altrettanto straordinario da affiancare e sostenere con un progetto mirato e puntuale, con indicazioni di precise destinazioni d’uso volte a valorizzarne le potenzialità: nacque così il “Progetto La Venaria Reale” che costituisce ad oggi il più importante progetto europeo per il restauro e la valorizzazione di un bene culturale e del suo territorio.

Dal dopoguerra al Progetto La Venaria Reale (1950-1997)

Con gli scarsi fondi a disposizione, l’allora Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte, consegnataria del complesso da parte del Demanio dello Stato, cercò di porre rimedio al degrado attraverso opere di pronto intervento. Dopo i primi interventi di recupero effettuati già negli anni ’40 nella Chiesa di S.Uberto, furono effettuati alcuni restauri nel Salone di Diana e nella Galleria in occasione delle celebrazioni dell’Unità d’Italia nel 1961.

Nel corso degli anni ’80 i sopraggiunti fondi F.I.O., pur non sufficienti al restauro dell’intero complesso, consentirono di avviare opere di riqualificazione, restauro e di valorizzazione finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Intanto qualcosa stava cambiando nell’approccio ai beni culturali, passando progressivamente dal concetto di straordinario a quello dell’ordinario qualificato e la nascente attenzione agli aspetti della fruizione e della valorizzazione venne recepita dalla legge Ronchey del 1993. In questo nuovo contesto e in coincidenza con la nuova direzione del complesso, a partire dal 1994 vennero effettuati interventi che dimostrarono che, nonostante l’estremo degrado, era possibile recuperare il complesso della Venaria attraverso un nuovo modo di intendere il restauro, attento alla cultura storica e materiale ma anche alla fruizione e valorizzazione, con tempi e costi contenuti grazie ad una attenta campagna diagnostica. Accanto agli interventi di restauro, completati nei locali più significativi della reggia, e ponendo particolare attenzione alle opere impiantistiche finalizzate all’apertura al pubblico, vennero avviate anche attività di fruizione e valorizzazione. Sperimentando tra i primi in Italia la possibilità di generare introiti da reinvestire nel restauro, gli spazi vennero messi a disposizione per eventi e manifestazioni e, attraverso l’Associazione di volontariato AVTA, i pochi ambienti restaurati vennero aperti alle visite. Si offrì dunque l’occasione, come in un quadro del Piranesi, di scoprire il fascino un po’ malinconico della reggia ruderizzata, capace di suggerire eternità e la volontà di ricordare e recuperare lo splendore e la magnificenza del complesso.

I risultati degli interventi furono presentati nel 1995 in occasione del convegno dedicato all’individuazione della destinazione d’uso della reggia, che gettò le basi del cosiddetto “Progetto La Venaria Reale”.

Il Progetto La Venaria Reale (1997- oggi)

Il 18 gennaio 1997 nella Galleria Grande della reggia, alla presenza delle massime autorità, fu annunciata l’intenzione di recuperare l’intero complesso.
Il “Progetto La Venaria Reale” costituisce ad oggi il più importante progetto europeo per il recupero e la valorizzazione di un bene culturale e del suo territorio, eccezionale per superficie interessata, complessità, ricaduta sul territorio, materiali sperimentali utilizzati, metodologie di intervento e contenimento dei costi.
L’intervento ha coinvolto 700 tecnici e collaboratori, 300 ditte per un totale di oltre 1.800 operatori, 100 progettisti con 16 gare di appalto a livello internazionale, 8 gare di progettazione ed ha interessato la reggia, il borgo, il castello della mandria, i giardini e il parco.
I fondi stanziati, 50 milioni dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, 80 milioni dalla Regione Piemonte, 170 milioni dalla Comunità Europea per un importo totale di 300 milioni di euro, hanno consentito il restauro dell’intero complesso, per una superficie totale di mq 240.000 e 800.000 mq di giardini, con un costo inferiore a 900 €/mq.

Il valore paradigmatico della Venaria Reale, le caratteristiche della reggia e lo stato di degrado, tanto desolante da rendere poco credibile un suo recupero, hanno indotto ad un nuovo modello analitico di progettare il restauro. Per individuare i successivi criteri operativi di intervento, ci si è basati sulla conoscenza storico-archivistica ma anche su approfondite e rigorose analisi strutturali e campagne diagnostiche, costituite da oltre 5.800 prelievi e sondaggi. La ricerca scientifica ha inoltre permesso di individuare materiali innovativi con una spiccata compatibilità ed un’eccellente riproposizione materica, nel rispetto della qualità e della leggibilità del periodo storico.

La principale istanza, considerato lo stato di degrado esistente, è stata quella di conciliare la ricerca “estetica” di restituzione e conservazione con quella “storica” di conoscenza del bene. Il restauro è quindi stato condotto nel rispetto delle architetture originarie e delle peculiarità storiche, artistiche e architettoniche dei vari fabbricati, optando per la ricostruzione della materia mancante nelle parti ripetitive al fine di restituire una visione formale di insieme che permetta una corretta lettura storico artistica dei manufatti e delle loro trasformazioni.
Nella definizione degli interventi è stata data priorità alla necessità di consolidamento e restauro della struttura e all’esigenza di garantire una tempestiva apertura al pubblico, tenendo conto fin dall’inizio delle destinazioni d’uso e della necessità di contenimento dei costi di gestione e manutenzione, di conciliare tutela e fruizione, recupero e rifunzionalizzazione, di garantire il superamento delle barriere architettoniche, il massimo risparmio energetico ed idrico e la salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi ed infine, attraverso un attento coordinamento, di rispettare i tempi di consegna delle opere secondo i crono-programmi preventivati dai fondi stanziati dalla Comunità Europea.

Ora un’altra scommessa si profila all’orizzonte: le strutture recuperate e i lavori realizzati dovranno essere preservati attraverso una corretta e costante manutenzione ma possiamo dire con orgoglio che nel 2011, in coincidenza con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la Reggia di Venaria è terminata, diventando un “modello” di gestione e restauro a livello internazionale.