L’Hercole Colosso

Statua dell'Hercole Colosso in un'incisione dell'epoca

La monumentale statua in marmo bianco dell’Hercole Colosso, l’ultima opera esistente originale della Venaria Reale che si conosca, originariamente posizionata al centro della Fontana dell’Ercole, è ora nell’Allea di Terrazza del Parco alto dei Giardini.

Restaurata grazie al prezioso intervento della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, l’opera è tornata alla Reggia di Venaria dopo lunghe e complesse vicissitudini che l’hanno portata per molto tempo alla Villa del Capriglio e poi nei magazzini di Palazzo Madama, fino all’importante recupero che la restituisce al suo luogo d’origine.

La statua dell'Ercole

Dopo oltre due secoli la monumentale statua dell’Ercole, «avanzo della famosa fontana che eravi nel [suo] Real giardino» (così G.L. Amedeo Grossi già la descrive a fine Settecento, quando si trovava danneggiata alla Villa del Capriglio nella collina torinese), è tornata nei suoi aulici luoghi d’origine, grazie al prezioso intervento della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino che ne ha finanziato l’accurato restauro permettendone il recupero e la ricollocazione nei Giardini della Reggia.

Erano stati gli studi di Paolo Cornaglia a metà anni Novanta a confermare che il colosso di marmo presente alla Villa del Capriglio almeno fino agli anni Cinquanta e successivamente custodito nei magazzini di Palazzo Madama a Torino, fosse la stessa statua d’Ercole realizzata nella seconda metà del Seicento da Bernardo Falconi per ornare l’omonima fontana dei giardini castellamontiani della Venaria.
All’epoca questi si presentavano come un crescendo impressionante di statue, busti, telamoni, piramidi, vasi, mascheroni (oltre 300 manufatti in pietra, ben raffigurati nelle incisioni del Theatrum Sabaudiae) poi progressivamente smantellato e demolito tra il 1700 e la metà del secolo per opera consapevole degli architetti di corte, artefici ed interpreti di un rinnovato gusto culturale.

La statua si trovava ancora a Venaria nel 1776 (non più però presso la Fontana, ormai inesistente, ma in locali di ricovero): nel corso delle vicende relative alla cosiddetta “diaspora” dei beni marmorei della Reggia, fu destinata dai conti Melina di Capriglio, nobile famiglia con importanti incarichi a corte, alla loro villa nella collina torinese appunto, per poi essere trasferita a Palazzo Madama nei primi anni Sessanta.

Il complesso restauro, realizzato dal Laboratorio Persano Radelet di Torino e da Mario Catella con il contributo della Consulta, ha consentito al Consorzio La Venaria Reale di programmarne lo storico ritorno, affidando all’arch. Gianfranco Gritella la progettazione dell’allestimento previsto per ora presso il parterre dell’Allea di Terrazza del Parco alto.

La statua dell’Ercole sorgeva al centro della maestosa Fontana, in un autentico scenario incantato, fatto di selve di marmo e giochi d’acqua, che così descrisse Castellamonte: «O’ portento dell’Ingegno, ò stupore dell’Arte, ò meraviglia dell’uno, e dell’altra […]. Da ogni parte l’Arte gareggia con la Natura», presentandolo come il luogo che lo stesso duca Carlo Emanuele II volle concepire fra più eccelsi della Venaria «epilogando in questo Fonte intitolato dell’Hercole tutto quello possa essere di delitioso, e di ricco [con] la superba Statua […] di marmo di altezza doppia al naturale, con la spoglia del Leone sopra le spalle, e Clava alla mano, in atto d’uccider l’Hidra, ogni cosa di bronzo, che formandoli attorno con li sette capi un’artificiata corona dall’acqua, che copiosa esce dalle loro lingue (maestrevolmente tessuta in tela) ne vien formato un ben unito Padiglione».

Il ritorno della statua dell’Hercole Colosso, concessa in comodato al Consorzio La Venaria dalla Fondazione Torino Musei – Palazzo Madama, è destinato ad arricchire in modo permanente le attrazioni della Venaria, in questo caso più che mai contestuali e rappresentative del grande connubio storia, arte e natura che è tornato a caratterizzare la Reggia ed i suoi Giardini.