Michelangelo Garove (1648-1713): un architetto per Vittorio Amedeo II
REGGIA DI VENARIA, 11 - 12 DICEMBRE 2009
AULA MAGNA DEL CENTRO DI CONSERVAZIONE E RESTAURO
Il Consorzio “La Venaria Reale”, la Bibliotheca Hertziana (Istituto Max Planck per la storia dell’arte) di Roma e il Politecnico di Torino (Dipartimento Casa-Città, II Facoltà d’architettura) organizzano una serie di convegni dal titolo Architettura e potere. Lo Stato sabaudo e la costruzione dell’immagine in una corte europea. Scopo di tale iniziativa è non solo ricostruire vita e opere dei principali architetti attivi per i sovrani sabaudi, ma anche analizzare lo stretto rapporto esistente fra la loro attività e le politiche di questi ultimi. L’architettura fu, infatti, uno dei principali mezzi d’espressione di quella che fu una delle più importanti corti dell’Europa dei prìncipi.
Il primo convegno, curato da Paolo Cornaglia, è dedicato a Michelangelo Garove, architetto di Vittorio Amedeo II, autore d’importanti interventi sia a Torino (a lui si devono, per esempio, il terzo ampliamento di Torino, il Palazzo dell’Università e il viale diretto a Rivoli) sia a Venaria. Garove morì proprio quando la pace allora sopraggiunta gli avrebbe permesso di realizzare i suoi progetti. La sua figura, così, fu oscurata dall’emergere di Filippo Juvarra. Il convegno sistematizza gli studi condotti e fornisce nuove letture della sua figura e della sua opera di architetto e ingegnere civile e militare.
Venerdì 11 dicembre
h. 9.30 - Saluti delle autorità e apertura dei lavori
Prima sessione: 1700 circa. Architettura di corte in Europa
Presiede: Paolo Cornaglia (Politecnico di Torino)
h. 10.00
Alexandre Gady (Université de Nantes)
Jules Hardouin-Mansart e Robert de Cotte, architetti del «secolo di Luigi XIV»
La "réduction en politique" des arts, opérée par Louis XIV pour servir sa gloire et la suprématie française, a conduit à l'émergence, à la fin du XVIIe siècle, d'une véritable agence d'architecture centralisée. Incarnée dans les figures de Jules Hardouin-Mansart (1646-1708) et de son successeur et élève, Robert de Cotte (1656-1735), elle a produit une architecture-image de la France royale ; depuis Paris et Versailles, cette machine identitaire a rayonné non seulement dans tout le pays, mais encore, pour la première fois, hors des frontières du royaume. Par delà les lectures nationalistes des années 1950, cette histoire doit être aujourd'hui réexaminée en s'interrogeant sur la place réelle de l'architecture française dans l'Europe du début du XVIIIe siècle.
Alexandre Gady, (n. 1968)
Spécialiste de l'architecture et de l'urbanisme en France aux XVIIe-XIXe siècles, est professeur d'histoire de l'art moderne à l'université de Nantes, où il enseigne également l'histoire du patrimoine. Il a dirigé en 2005 l'expositon "Nancy et l'Europe urbaine au siècle des Lumières" (Nancy, musée des Beaux-Arts) et en 2009 "Bâtir pour le roi. Jules Hardouin-Mansart" (Paris, musée Carnavalet). Ses recherches portent actuellement sur l'hôtel particulier parisien.
h. 10.20
Elisabeth Kieven (Bibliotheca Hertziana, Roma)
Nuovi palazzi reali negli spazi del Sacro Romano Impero
L’architettura è l’espressione peculiare della magnificenza, poiché non solo possiede visibilità nello spazio pubblico ma soprattutto lo determina. La posizione delle nuove residenze non era soltanto un gesto trionfale del potere assoluto acquisito e del dominio del sovrano ma costituiva anche un nuovo rapporto tra residenza e territorio e si sviluppava sempre in confronto e in concorrenza con l’autorappresentazione delle altre corti.
Dal momento che l’esercizio del ‘costruire’ è annoverabile tra le virtù più importanti dei sovrani, le case regnanti europee – tra loro i Savoia – hanno saputo consapevolmente rappresentarsi attraverso le opere architettoniche. Inoltre, in un sistema sociale strutturato in maniera gerarchica, l’organizzazione di residenza e territorio è espressione e riflessione di ordine cosmico per volontà divina, alle cui regole deve sottostare tutto. All’interno del Sacro Romano Impero i nuovi palazzi reali di Berlino e Dresda, ma anche quelli di corti minori, costituiscono degli esempi significativi di questo atteggiamento.
Elisabeth Kieven
Direttrice della Bibliotheca Hertziana (Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte) di Roma. Ha lavorato alla documentazione sui disegni di architettura romani del XVII e XVIII secolo nelle maggiori raccolte grafiche europee e nordamericane, Senior Fellow al Center for Advanced Studies in the Visual Arts (National Gallery, Washington, D.C.). Docente presso le università di Stoccarda, Basilea e Tübingen. Responsabile per la concezione e realizzazione di una serie di mostre in Italia e in Germania. I campi di ricerca si estendono dall'architettura del Sei-Settecento in Italia, in particolare i disegni di architettura e la scultura del Settecento.
h. 10.40
Herbert Karner (Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien)
L’architettura della corte imperiale a Vienna
The history of imperial architecture within Vienna's city boundaries between 1660 and around 1715 is characterised by unfavourable topographical conditions. With the Hofburg, which lay close to the city walls, there was limited scope for extension projects in line with modern international standards. The only addition of importance was the ‘Leopoldine Wing' ( Leopoldinischer Trakt ), whereby it was possible to realise a generous sequence of rooms corresponding to imperial ceremonial. In 1696, finally, Johann Bernhard Fischer von Erlach began work on the summer residence Schönbrunn, which lay just outside the city.
The lecture will concentrate particularly on the sequences of rooms in the official representative apartments of the emperor in the Hofburg and Schönbrunn. But a further aspect will be those plans made for the emperor, the realisation of which was either never intended or hindered by unfavourable circumstances: the new plan for the Hofburg from Lukas von Hildebrandt after 1699 and a project of the Roman Carlo Fontana, for an imperial stable building in Vienna from 1705.
Herbert Karner
Herbert Karner, Mag. Dr. phil., is employed at the Austrian Academy of Sciences, “Kommission für Kunstgeschichte” and is lecturer at the University of Vienna, Institute for Art History. The focus of his research lies on residence architecture, Jesuit architecture and baroque wall painting in central Europe. Publications and lectures see http://www.oeaw.ac.at/kunst/mitarbeit/karner.html
h. 11.00 - Coffee-break
Presiede: Elisabeth Kieven (Bibliotheca Hertziana, Roma)
- h. 11.30 - José Luis Sancho (Patrimonio Nacional, Madrid)
Da De Cotte a La Granja: città, giardini e appartamenti reali nei primi anni di Filippo V (1700-1724) - h. 11.50 - Giovanna Curcio (IUAV, Venezia)
Architettura e Guerra. Roma 1704
h. 12.10
Carlo Mambriani (Università di Parma)
Modelli francesi ed emiliani alla corte farnesiana di Parma
Dal tardo Seicento i Farnese, duchi di Parma e Piacenza dal 1545, passarono dall’osservanza di Spagna alla fede di Francia, non soltanto sul piano politico-diplomatico: in particolare, il distacco dalle residenze urbane (sebbene ancora incompiute) e l’adesione alle forme del giardino francese si riscontrano nella radicale trasformazione imposta alla villeggiatura di Colorno, a poche miglia dalla capitale. Per trasferirvi la corte nei mesi estivi, Francesco I (1694-1727) volle trasformare l’antica rocca feudale requisita ai Sanseverino in una villa di delizia dall’aspetto fiabesco, affidandosi al celebre scenografo bolognese Ferdinando Bibiena (1697-1708) e al carrarese Giuliano Mozzani (1711-1732).
Collegato con uno scalone alla reggia, dopo un controverso dibattito progettuale, il giardino si arricchì d’un asse visuale all’infinito, di terrazze digradanti e di fontane, richiami più o meno espliciti al maggior giardino francese, peraltro visitato dal giovane fratello del duca nel 1698.
Dal tardo Seicento i Farnese, duchi di Parma e Piacenza dal 1545, passarono dall’osservanza di Spagna alla fede di Francia, non soltanto sul piano politico-diplomatico: in particolare, il distacco dalle residenze urbane (sebbene ancora incompiute) e l’adesione alle forme del giardino francese si riscontrano nella radicale trasformazione imposta alla villeggiatura di Colorno, a poche miglia dalla capitale. Per trasferirvi la corte nei mesi estivi, Francesco I (1694-1727) volle trasformare l’antica rocca feudale requisita ai Sanseverino in una villa di delizia dall’aspetto fiabesco, affidandosi al celebre scenografo bolognese Ferdinando Bibiena (1697-1708) e al carrarese Giuliano Mozzani (1711-1732). Collegato con uno scalone alla reggia, dopo un controverso dibattito progettuale, il giardino si arricchì d’un asse visuale all’infinito, di terrazze digradanti e di fontane, richiami più o meno espliciti al maggior giardino francese, peraltro visitato dal giovane fratello del duca nel 1698.
Carlo Mambriani
Carlo Mambriani (Milano 1963) si è laureato con lode in architettura a Milano e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura al Politecnico di Torino. Ha insegnato presso le facoltà di architettura del Politecnico di Milano, dell’Università di Ferrara, dal 1999, e dell’Università di Parma, dove è professore associato dal 2006. Si è occupato soprattutto di architettura emiliana d’età moderna, della cultura architettonica francese nell’Europa del XVIII sec. e di storia del giardino.
Seconda sessione: Michelangelo Garove architetto civile e di corte
Presiede: Costanza Roggero (Politecnico di Torino)
h. 15.00
Cecilia Castiglioni (Politecnico di Torino)
Biografia e professione di un ingegnere architetto a servizio del duca
Nell’ambito dei contenuti della II sessione del convegno, il contributo proposto intende chiarire i tratti essenziali della biografia di Michelangelo Garove, ingegnere militare e architetto vissuto tra il 1648 e il 1713 nei territori del ducato Sabaudo.
Particolare attenzione è dedicata all’analisi della sua formazione, alla conduzione del suo studio professionale e alla pratica di cantiere con riferimento ai documenti inediti rintracciati presso gli archivi torinesi. Certamente, dall’analisi comparata delle fonti, emerge la figura di un operatore competente che ha saputo mettere degnamente a servizio del Ducato le proprie doti di professionista tecnicamente preparato e che, soprattutto, ha avuto il merito di colmare gli anni seguenti la scomparsa di Amedeo di Castellamonte e di Guarino Guarini (1683) e precedenti l’arrivo di Filippo Juvarra a Torino (1714), per lungo tempo considerati dalla critica storiografica poco significativi.
Cecilia Castiglioni
Cecilia Castiglioni è Architetto e nel 2003 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca discutendo una tesi monografica su Michelangelo Garove; dal 2005 è Assegnista di ricerca presso il Dip. Casa-Città del Politecnico di Torino; la sua attività scientifica è orientata all’analisi del cantieri tra Sei e Settecento, con attento riferimento all’architettura religiosa e allo studio della professione degli architetti operanti nel Piemonte sabaudo. E’ coautore del volume Le cattedrali del Piemonte e della Valle d’Aosta (Nicolodi 2008).
h. 15.20
Andrea Spiriti (Università degli Studi dell'Insubria)
I Garove: una dinastia di artisti dei laghi lombardi
L’intervento mira a mettere in luce le complesse strategie di alleanze famigliari dei Garove, il loro profondo incardinamento nell’area di provenienza degli artisti dei laghi lombardi, la loro azione italiana ed europea, la loro articolazione cronologica dal basso medioevo alla fine della modernità.
Andrea Spiriti
Professore di Storia dell’Arte Moderna all’Università degli Studi dell’Insubria e Direttore scientifico del Museo della basilica di Sant’Eustorgio a Milano, è stato Ispettore storico dell’arte nelle Soprintendenze di Torino e Milano, e Conservatore della Quadreria Oblata di Rho. Specialista di storia dell’arte moderna nei secolo XVI-XVIII ha al suo attivo circa centottanta pubblicazioni, relative in particolare all’iconologia politica, all’arte dello stucco, ai rapporti centri-periferie, alle relazioni artistiche fra Milano Genova e Roma, alle ditte pittoriche del Manierismo, alla consorteria Arese, alla rappresentazione della natura, al classicismo di secondo Seicento, alla nascita del rococò.
- h. 15.40 - Pino Dardanello (Università di Torino)
Il linguaggio architettonico
h. 16.00 - Coffe-break
Presiede: Gianni Bozzo (Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Torino, Asti, Cuneo, Biella e Vercelli)
h. 16.30
Costanza Roggero (Politecnico di Torino)
La capitale e il territorio
La costruzione della città capitale adeguata ai modelli europei e baricentrica rispetto ai territori dello Stato, è il grande programma perseguito dai duchi di Savoia a partire dalla metà del Cinquecento. Nel periodo compreso tra l’ultimo quarto del XVII secolo e il trattato di Utrecht del 1713 – tra progetti e realizzazioni – si giunge alla fase conclusiva del disegno innovativo prefigurato per Torino. Sulla grande scala, che dialoga con il territorio attraverso la reinterpretazione delle residenze sovrane di Venaria e Rivoli secondo i parametri di una cultura internazionale delle corti, si misura il progetto urbanistico garoviano che coinvolge insieme il completamento delle espansioni urbane verso Po e verso occidente, nell’intreccio stabilito tra esigenze difensive e ruolo emblematico dell’architettura. Anche in adesione all’avvio della politica di riforme istituzionali di Vittorio Amedeo II le iniziative ducali, tra cui si colloca il progetto del nuovo palazzo dell’Università, intendono precisare e confermare il ruolo polarizzante del centro di comando che si dirama da Palazzo Reale, termine ultimo di riferimento anche per il cantiere che si apre nel 1711 per la costruzione della nuova strada reale di Francia.
Il contributo proposto nell’ambito della II sessione del convegno, intende chiarire come Michelangelo Garove assuma la regia di questo decisivo momento di ultimazione della città-fortezza barocca, misurando la propria perizia su temi progettuali di considerevole complessità.
Costanza Roggero
Costanza Roggero è Professore Ordinario di Storia dell’architettura, Direttore del Dipartimento Casa-città del Politecnico di Torino e Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Beni Culturali nello stesso Ateneo. Attualmente insegna Storia dell’architettura contemporanea presso la II Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. La sua attività scientifica privilegia lo studio dell’intreccio tra la storia della città e del territorio con la storia dell’architettura, in età moderna e contemporanea.
h. 16.50
Edoardo Piccoli (Politecnico di Torino)
Il progetto per il III ampliamento di Torino
«Perchè il Misurat.e Bertola (...) haveva trassate le Contrade del novo ingrandim.to, secondo il dissegno del fu sig. Ingegn.e Garove della largh.a di trabuchi quatro (...)».
La progettazione esecutiva, intorno al 1710-1711, del terzo ampliamento di Torino da parte di Michelangelo Garove, avrebbe dovuto consacrarne il ruolo di più importante architetto del Ducato. Tuttavia, sia il complicato disegno per la porta Susina, sia il tracciato garoviano di isolati e strade del 1711 saranno già mutati, quando nel 1715 il Consiglio delle Fabbriche e fortificazioni darà il via alla vendita dei siti. Stime economiche, accaparramenti di lotti e ripetute modifiche in itinere segnano - come era stato già per i primi due ampliamenti - il processo di costruzione di questa parte di città: uno sguardo più approfondito al progetto garoviano del 1711 consentirà di stabilire, intorno a questa vicenda, alcuni punti fermi.
Edoardo Piccoli
Ricercatore in Storia dell'architettura presso la I Facoltà di architettura del Politecnico di Torino, dove ha conseguito il dottorato in Storia dell'architettura con Carlo Olmo. Ha pubblicato saggi sull'architettura del Seicento e del Settecento, studiando in particolare le carriere di Guarino Guarini, Bernardo Vittone (di cui ha curato nel 2008 la ristampa delle «Istruzioni Elementari»), Jacques-François Blondel.
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h. 17.10
Laura Facchin (Università degli studi di Verona)
Novità per il cantiere seicentesco della parrocchiale di S. Martino a La Morra
La chiesa parrocchiale di San Martino di La Morra è stata oggetto, sino a tempi recenti, di una bibliografia locale, edita nell'Otto e Novecento, che, pur nella frammentarietà della documentazione delle fasi della ricostruzione seicentesca dell'edificio, ne ha costantemente attribuito il progetto a Michelangelo Garove. La ricerca archivistica ha permesso di confermare la presenza dell'ingegnere e architetto ducale, precisando la cronologia dell'intervento rispetto alla durata di oltre cinquant'anni del cantiere della parrocchiale, permettendo di meglio comprendere le motivazioni che ne determinarono la chiamata e il suo ruolo nei confronti della committenza civica.
Laura Facchin
Via Avigliana n. 54, 10138 Torino
tel. 0114472715 – 3472456653
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Laureata in Lettere moderne, indirizzo storia dell'arte, presso l'Università di Torino, si è perfezionata all'Università Cattolica di Milano. È al primo anno di dottorato in Beni Culturali e Territorio all'Università di Verona. Ha collaborato con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte. Dal 2003 al 2008 è stata docente a contratto presso l'Università degli Studi dell'Insubria. Ha pubblicato articoli sulla cultura figurativa piemontese dei secc. XVII-XVIII, sulla Lombardia asburgica e sull'attività degli artisti delle valli dei laghi lombardo-ticinesi.
Sabato 12 dicembre
Presiede: Andrea Merlotti (Consorzio «La Venaria reale» - Ufficio studi)
h. 9.30
Paolo Cornaglia (Politecnico di Torino)
Venaria Reale e le residenze nobiliari: architettura e distribuzione tra modelli francesi e tradizione seicentesca
Il cantiere aperto il 31 luglio 1700 a Venaria Reale segna una frattura nei confronti della preesistenza seicentesca e l’inizio di un processo di trasformazioni e ampliamenti lungo quasi un secolo. La storiografia critica e analisi recenti hanno ripercorso più volte i progetti di Garove conservati a Parigi e la documentazione di cantiere. Il progetto - con tetti mansardati, struttura a padiglioni e porte-finestre diffuse - è innegabilmente misurato sui canoni dello château francese. Non è la prima volta che questo accade: i padiglioni del castello del Valentino (1620) sono debitori del Pavillon de Flore del Louvre, il castello di Racconigi (1679) è un derivato del castello di Blérancourt. Alla base dell’ingrandimento di Venaria Reale stanno esigenze di monumentalità ma anche necessità funzionali: la distribuzione degli ambienti, però, non segue un modello francese (come i progetti di De Cotte per Rivoli) ma consolidati schemi locali. L’adesione a suggestioni francesi è anche limitata nelle residenze nobiliari progettate da Garove: se il palazzo Mesmes di Marolles è entre cour et jardin, gli altri si collocano in fregio alla via, evitando così i “vacui” impediti dalla normativa.
Paolo Cornaglia
Politecnico di Torino, Dipartimento Casa Città – DICAS, Viale Mattioli 39, 10125 Torino
Ufficio: 0039-011-5646431 – fax 0039-11-5646450 - Mobile: 0039-340-7752632
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Architetto, Dottore di ricerca in Storia e critica dei Beni architettonici e ambientali, diplomato all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, è ricercatore presso il Dipartimento Casa-Città del Politecnico di Torino. Titolare dei corsi di Storia dei giardini e di Storia dell’architettura e del paesaggio presso la II Facoltà di Architettura, svolge attività di ricerca sul tema della residenza nobiliare e di corte dal XVII al XIX secolo, focalizzando gli ambiti dell’architettura, della distribuzione, della decorazione e dei giardini. E’ inoltre consulente del Consorzio La Venaria Reale.
h. 9.50
Michela Benente (Politecnico di Torino)
Il Castello di Rivoli: adeguamento ai modelli francesi per il progetto della nuova reggia e del suo giardino.
L' iter progettuale sotteso alla ricostruzione del castello di Rivoli costituisce un esempio atto a illustrare i rapporti politici e culturali esistenti, sul volgere del XVIII secolo, tra il ducato sabaudo e la corte di Francia. La proposta elaborata da Michelangelo Garove (1699-1704), viene infatti sottoposta al controllo e alla verifica di Robert de Cotte, architetto di Luigi XIV, definendo così un più aulico progetto, che ha nel giardino la sua massima espressione.
L'analisi del corpus documentario e il confronto delle due proposte evidenzia come all'essenziale definizione volumetrica in rapporto alla situazione esistente, faccia seguito una più specifica proposta da parte dell' agence francese. La rappresentazione essenziale utilizzata negli elaborati grafici sabaudi, arricchita da un renvoy dettagliato, costituisce la base di riferimento a partire dal quale viene formulata una proposta che arricchisce e articola la primitiva versione esprimendo pienamente la competenza e il gran goût francese.
Michela Benente
Architetto, consegue il Cértificat d'Etudes Approfondies en Architecture Jardins Historiques, Patrimoine et Paysage all'Ecole d'Architecture de Versailles, è dottore di ricerca in Storia e critica dei Beni architettonici e ambientali e ricercatore presso Facoltà di Architettura 2 del Politecnico di Torino. Collabora ad attività di studio e ricerca con Enti e Istituzioni su temi di interesse internazionale tra cui World Heritage List: tutela e salvaguardia, piani di valorizzazione e gestione.
h. 10.10
Maria Vittoria Cattaneo (Politecnico di Torino)
Palazzo Taparelli d'Azeglio e Palazzo Asinari di San Marzano: cantieri per architettura e decorazione
L'attività di Michelangelo Garove come progettista di residenze per la nobiltà legata alla corte si colloca nell'ambito del secondo ampliamento di Torino per l'area di via Po e piazza Carlina. Un disegno del 1678, con la piazza progettata ottagonalmente e su cui risulta a matita una modifica in quadrata, reca in calce la firma di Garove, testimoniandone la partecipazione alla trasformazione da polo monumentale a spazio funzionale.
Palazzo Tapparelli e Palazzo Asinari, progettati e realizzati dal Garove negli anni Ottanta del XVII secolo, sono collocati rispettivamente all'interno di una delle “isole” che delimitano la piazza e lungo uno degli assi rettori del nuovo ampliamento, l'attuale via Maria Vittoria.
Benché le successive trasformazioni abbiano in parte cancellato i segni della fase di impianto garoviano, documenti d'archivio hanno permesso di conoscere l'organizzazione del cantiere, il tipo, la provenienza e le modalità di impiego dei materiali. Si è inoltre rilevata la presenza in cantiere di maestanze lombardo – ticinesi, di cui è documentata la presenza e l'attività a Torino in anni coevi.
Maria Vittoria Cattaneo
L'architetto Maria Vittoria Cattaneo è dottore di ricerca in “Storia e Critica dei Beni Architettonici e Ambientali” e assegnista di ricerca presso il Dipartimento Casa – Città del Politecnico di Torino con temi riguardanti le maestranze luganesi nel Piemonte sabaudo. Cultore della materia dei corsi di Storia dell'Urbanistica e Storia della Città e del Territorio. Si occupa di temi legati all'attività delle maestranze luganesi. È autrice di una pubblicazione sull'Archivio della Compagnia di Sant'Anna dei Luganesi in Torino e di contributi scientifici sotto forma di articoli e saggi.
h. 10.30
Rita Binaghi (Università di Torino)
Il progetto per il Palazzo dell’Università di Torino
- Inquadramento storico: motivazioni che spinsero Vittorio Amedeo II a volere una nuova sede per l'Università di Torino.
- I perché della scelta di M. Garove quale progettista
- Chiarimenti sui diversi ruoli professionali all'interno di un cantiere di stato
- Il progetto: richieste della committenza e disegni approntati
- Confronti tra i disegni di Garove ed il realizzato
- Considerazioni conclusive: architettura civile ed architettura militare a confronto sullo sfondo del Piemonte in Antico Regime
At the beginning of the XVIIIth century, Vittorio Amedeo II decided to reform the University of Turin and give it a new building. To this end he bought land close to government buildings and entrusted the building of new University to the architect Michelangelo Garove. The difference between what the architect was planning and what his client wanted, both functionally and room-wise, prompted the king to call on other professionals. In 1713 Garove died and other architects came in the erecting yard.
Rita Binaghi
Sino al 2006 docente di Storia delle Tecniche Architettoniche presso il Corso di studi in Scienza e Tecnologia per i Beni Culturali della Facoltà di Scienze MFN di Torino. Si occupa di Storia dell'Architettura con particolare attenzione alla storicizzazione dei metodi costruttivi, e si interessa dello studio delle scienze matematiche e fisiche utilizzate da architetti ed ingegneri fra Sei e Settecento ( Architetti ed Ingegneri tra mestiere ed arte , in Professioni non togate nel Piemonte d'Antico Regime , a cura di D. Balani, D. Carpanetto, Torino, 2001; Geometria e Scenografia. Due Scienze al servizio dell'architettura di Bernardo Vittone , in Il voluttuoso genio dell'occhio. Nuovi studi su Bernardo Antonio Vittone , a cura di W. Canavesio, Torino, Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Torino, 2005). Da alcuni anni sta inoltre indagando l'edilizia universitaria settecentesca torinese ( Le Architetture della Scienza , in L'edilizia pubblica nell'età dell'Illuminismo , a cura di G. Simoncini, Firenze, Olschki, 2000; Un architetto al servizio della settecentesca “Reggia” Università degli studi di Torino: Bernardo Antonio Vittone ed Magistrato della Riforma , in <<Bollettino SPABA>>, n. s., LII, 2000; Tra edilizia e politica. La fase iniziale della progettazione del Palazzo degli Studi di Torino (1713-1714) in Quaderni di Storia dell'Università di Torino a cura di A. D'Orsi, V, (2000) 4; Una fabbrica non men decorosa che comoda: il Palazzo dell'Università , in Annali di Storia delle Università Italiane,5, 2001; Documenti inediti all'Archivio Storico dell'Università per la protostoria del Museo Egizio di Torino , in Egittologia in Piemonte. Studi in onore di Silvio Curto , Torino, Società Piemontese di archeologia e Belle Arti, 2004; Tra Università, Città e Stato. Un'esperienza del primo Settecento: Torino , in L'Università e la città. Il ruolo di Padova e degli altri Atenei italiani nello sviluppo Urbano , a cura di G. Mazzi, Bologna, CLUEB, 2006; L'Ateneo torinese dal Rinascimento all'aprirsi del secolo dei Lumi: le sedi , in L'Università di Roma “La Sapienza” e le Università italiane , a cura di B. Azzaro, Roma, Gangemi, 2008).
h. 11.00 - Coffee-Break
Terza sessione: Michelangelo Garove ingegnere militare
Presiede: Cristina Ruggero (Bibliotheca Hertziana, Roma)
h. 11.30
Bruno Signorelli (SPABA, Torino)
L'opera nel Consiglio delle Fabbriche e Fortificazioni sabaudo tra il 1700 ed il 1706, durante la Guerra di successione spagnola
Vengono esaminati i rapporti fra M. Garove e il Consiglio delle Fabbriche e Fortificazioni sabaudo nel periodo che va dall’inizio della Guerra di Successione Spagnola (1700) all’assedio e battaglia di Torino (1706) con la contemporanea attività di ingegnere militare svolta in quel periodo.
Sono gli anni in cui G., dopo la morte di Onorato Guibert, opera “de facto” quale Primo Ingegnere del Duca di Savoia (sino alla graduale sostituzione con A . Bertola dopo la metà del 1705). In questo contesto deve essere visto l’importante intervento per l’ampliamento della capitale ducale, l’inserimento dell’opera a “corna” nel sobborgo torinese di Valdocco, le contestazioni per i pagamenti delle “vacazioni” effettuate. Inoltre tra ottobre 1703 e giugno 1704 importante la partecipazione di G. per la messa a difesa delle piazzaforti di Vercelli e Ivrea, la sua assistenza all’assedio della prima città (giugno-luglio 1704) con la collaborazione del figlio Giuseppe pure lui ingegnere militare.
Bruno Signorelli
Laureato in architettura. Presidente della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti.
Collaboratore D.B.I. e A.K.L. Curatore e autore di testi e libri sull’architettura gesuitica e su quella militare in Piemonte (secc. XVI – XVIII), sugli ingegneri di Strade e Ponti nel Regno di Sardegna (in particolare C. Mosca), sulla storia dell’Art Nouveau (in particolare P. Fenoglio) e del cls. armato in Italia (in particolare la soc. G.A. Porcheddu e il sistema Hennebique).
INGLESE
Are studied the connections between M. Garove and the Savoy Consiglio delle Fabbriche e Fortificazioni from the beginning of the Spanish Succession War (1700) and the siege and battle of Turin (sept. 1706), and in the same period the G. works as military engineer.
It is the years when G. after the Onorato Guibert death, acts “de facto” as First Engineer of Savoy duke’s (till the gradual replacement by A. Bertola during1705). In that context can be seen his important presence for the last extension of baroque Turin, the insertion of the “opera a corna” work in the Valdocco’s Turin suburb, the objections for the payement of his “vacazioni”. Moreover, between october 1703 and august 1704 is important the work of G. for the building of defenses of Vercelli and Ivrea strongholds and the partecipation to the siege of Vercelli (june –july 1704) with his son Giuseppe, also military engineer and collaborator.
Bruno Signorelli
Bruno Signorelli, graduated in architecture and president of Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti. Collaborator with D.B.I. and A.K.L Editor and author of texts and books about military and jesuitic baroque architecture in Piedmont (XVI-XVIII centuries), Bridges and Roads engineers of Sardinian Kingdom (particularly C. Mosca), Art Nouveau (particularly P. Fenoglio) and concrete history (particularly soc. G.A. Porcheddu and Hennebique System).
FRANCESE
On va a examiner les rapports entre M. Garove et le Consiglio delle Fabbriche e Fortificazioni savoisien pendant le periode qui va du commencement de la Guerre de Succession d’Espagne (1700) à le siege et la bataille de Turin (1706) et en même temp l’activité de G. comme ingenieur militaire. C’est la periode apres la mort d’Onorato Guibert que G. agit comme Premier Ingenieur de Vittorio Amedeo II, (jusqu’à son graduel remplacement avec A. Bertola pendant 1705). Dans cette contexte on doit examiner l’important oeuvre de le dernier enlargement baroque de la ville de Turin, l’insertion de “l’Opera a Corna” dans le turinoise faubourg de Valdocco, les querelles pour les payements des les “vacazioni” faites par G. En outre c’est important, entre Octobre 1703 et Aôut 1704, la partecipation de G. a le placement en defense de Vercelli et Ivrea et l’assistence donnée a la prémiere pendant le siege, avec la collaboration de son fils Giuseppe, ingenieur militaire aussi et collaborateur du père.
Bruno Signorelli
Bruno Signorelli, architecte et president de la Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti. Collaborateur du D.B.I. e du A.K.L. Editeur et auteur des livres et articles sur l’architecture jesuitique et militaire en Piemont (siécles XVI –XVIII), sur les ingenieurs de Pont et Chaussées (surtout C. Mosca), sur l’histoire de l’ Art Nouveau (surtout P. Fenoglio) et le beton armé (surtout la soc. G. A. Porcheddu et le systeme Hennebique).
h. 11.50
Micaela Viglino (Politecnico di Torino)
Un architetto-ingegnere e l’arte della guerra
Un esimio architetto, un esperto del ben costruire, “imprestato” alle arti della guerra: credo sia questo il profilo professionale che meglio si attaglia a Michel Angelo Garove, volendo esaminarne la figura come ingegnere militare. La molteplicità delle competenze attese dai tecnici che si occupano delle strutture difensive, prevalente sino al XVIII secolo, fa si che essi abbiano una attività frenetica e diramata: conduttori di eserciti in battaglia, attenti rilevatori di territori e di fortificazioni proprie e altrui, progettisti e costruttori di cinte urbane, di cittadelle e di fortezze. Per contro gran parte degli ingegneri militari affianca a tali operazioni una intensa pratica nell’architettura civile, spesso con risultati di alto valore come nel caso del Garove o del Castellamonte. Tale dicotomia ingegnere-architetto, a parità di qualifica ufficiale, induce a distinguere tra chi ha vere e proprie competenze nelle arti della guerra e chi invece nel campo delle fortificazioni attua idee altrui, pur tendendo a realizzarle secondo una pratica del cantiere, o ancora, nell’opera difensiva, privilegia la composizione architettonica, anziché l’adesione alle regole codificate della perfezione geometrica.
A questa seconda categoria ritengo appartenga il Nostro, come si può verificare sia confrontando i progetti altrui per Ceva, Vercelli o Cuneo con le relazioni garoviane sul procedere dei lavori, sia leggendo in parallelo le istruzioni per Torino a inizio Settecento del Bertola e del Garove, sia ancora esaminando il progetto per Porta Susina, in cui il pensiero dominante è di certo la “bella” architettura.
Micaela Viglino
Ordinario i.q. di Storia dell’Architettura al Politecnico di Torino, Presidente del “Centro Studi e Ricerche storiche sull’Architettura Militare del Piemonte” (Centro della Regione), Membro del Consiglio Scientifico Nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli, Responsabile scientifico e Vicepresidente della Sezione Piemonte e Valle d’Aosta dell’Istituto stesso. Autrice di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche, in gran parte dedicate allo studio di architetture fortificate e ingegneri militari, ambito in cui i risultati della ricerca le avvalgono il riconoscimento di “esperto” in ambito nazionale e internazionale.
h. 12.10
Paolo Bevilacqua, Fabrizio Zannoni (Museo Pietro Micca, Torino)
L’attività nel cantiere delle gallerie di contromina della piazzaforte di Torino
La costruzione dell’estesa rete di difese sotterranee permanenti della piazzaforte di Torino, la cui origine era fatta risalire fino a tempi recenti ad età filibertiana, in realtà fu impostata, su progetto di Antonio Bertola, a partire dalla primavera del 1705, nell’ambito dei lavori di potenziamento delle fortificazioni della capitale sabauda in previsione dell’attacco francese dell’anno successivo.
Con questa breve comunicazione si intende delineare, sulla base delle informazioni tratte dalla documentazione prodotta dal Consiglio delle Fabbriche e Fortificazioni negli anni fra il 1705 e il 1709, il ruolo e l’attività svolta da Michelangelo Garove all’interno dei diversi cantieri sotterranei aperti al di sotto dei fossati e degli spalti della piazzaforte.
Paolo Bevilacqua
Studioso di sistemi di fortificazione sotterranea, è impegnato da diversi anni in ricerche storiche e d’archivio inerenti il sottosuolo fortificato torinese. Per l’Associazione Amici del Museo Pietro Micca ha partecipato agli scavi del Pastiss e ha collaborato, in occasione del Tricentenario dell’Assedio del 1706, alla prima fase del progetto di valorizzazione delle contromine del Museo Pietro Micca.
Fabrizio Zannoni
Archeologo. Collaboratore della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, consigliere del Centro Studi e Ricerche Storiche per l’Architettura Militare del Piemonte, si occupa principalmente di contesti di natura militare di età postmedievale. Affianca da molti anni la Direzione del Museo Pietro Micca nelle attività di recupero, studio, tutela e valorizzazione del patrimonio storico sotterraneo della scomparsa Cittadella di Torino.
Quarta sessione: Venaria Reale. Il cantiere, la documentazione, il restauro
Presiede: Carla Enrica Spantigati (Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte)
- h. 15.00 - Donatella Zanardo (Consorzio «La Venaria Reale»)
Il cantiere e l’archivio
h. 15.20
Mauro Volpiano (Politecnico di Torino)
Precisazioni sull'attività di Michelangelo Garove alla Venaria Reale attraverso le indagini di cantiere
Gli impegnativi lavori di restauro della Reggia della Venaria Reale sono stati un’occasione eccezionale anche per aggiornare i dati di conoscenza sugli edifici, sulle tecniche costruttive, sulle maestranze, sul cantiere tra Sei e Ottocento. Non fa eccezione l’intervento che ha riguardato le maniche disegnate da Michelangelo Garove, che ha consentito di chiarire o meglio precisare molti nodi relativi alla costruzione della reggia nei primi anni del XVIII secolo, in particolare per quanto riguarda il modus operandi dell’architetto e delle sue maestranze nel rapporto con la preesistente fabbrica castellamontiana. L’intervento propone una riflessione sulle novità emerse nel corso dei restauri, ripercorrendone gli aspetti storico-architettonici più significativi attraverso il lavoro della struttura di monitoraggio scientifico dei cantieri, al filtro del confronto con le fonti archivistiche e la storiografia.
Mauro Volpiano
Mauro Volpiano insegna Storia della Città e del Territorio presso la II Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, dove afferisce al Dottorato in Beni Culturali. Dal 2000 al 2007 è stato responsabile della struttura di monitoraggio scientifico dei cantieri della Reggia della Venaria Reale. Si occupa di storia dell’architettura e della città in età moderna e contemporanea. Recentemente ha coordinato le indagini storico-territoriali di supporto al nuovo piano paesaggistico del Piemonte.
h. 15.40
Francesco Pernice (Consorzio «La Venaria Reale»)
Il restauro delle architetture di Michelangelo Garove: evoluzione e metodologie impiegate
La Reggia di Venaria ha subito notevoli mutamenti nell’arco della sua vita, interventi militari, atti di vandalismo, trasformazioni d’uso, messa in sicurezza, a partire dagli anni ’40, rinforzi strutturali e statici negli anni ’80, restauro conservativo negli ultimi interventi degli anni ’90. Ognuno di essi ha lasciato una traccia che rappresenta l’evoluzione della normativa e della metodologia di restauro, divenendo quindi nello stesso tempo testimonianza dell’evoluzione del concetto di restauro dal dopoguerra ad oggi.
Francesco Pernice
Ingegnere, dal 1985 Direttore della Sbapp, dal 2002 Soprintendente, dal 2009 Conservatore Capo della Venaria Reale. Docente a contratto per il Politecnico di Torino e l’Accademia di Belle Arti di Cuneo. Ha condotto numerosi cantieri nella Regione, oltre alle residenze Sabaude: il Castello di Moncalieri, la Venaria e la Mandria, Palazzo Reale e Chiablese, il forte di Gavi. Autore di numerose pubblicazioni sulla conservazione, il restauro e la tutela del paesaggio, esperto in sicurezza e diagnostica applicata al restauro. Insignito di numerose riconoscenze per l’attività svolta nel restauro e nel volontariato per la migliore gestione e fruizione dei beni culturali.
h. 16.00 - Coffee-break
Presiede: Francesco Pernice (Consorzio «La Venaria Reale»)
- h. 16.30 - Michela di Macco (Università La Sapienza, Roma)
Il restauro delle decorazioni nel padiglione garoviano
h. 16.50
Maria Carla Visconti, Carla Enrica Spantigati
Il restauro della Sala dei Valletti. Problemi di metodo
Si presentano qui i problemi affrontati, le scelte e gli esiti del restauro della Sala, realizzato all’interno dell’ articolato e complesso intervento di recupero e valorizzazione della Reggia di Venaria.
L’ambiente rientra nell’impegnativo progetto di Michelangelo Garove per Vittorio Amedeo II realizzato - solo parzialmente - nei primissimi anni del ‘700, qui con la presenza degli straordinari apparati in stucco eseguiti da Carlo Tantardini intorno al 1724. Come larga parte della Reggia, anche questa sala si presentava sullo scorcio del secolo scorso in condizioni di gravissimo degrado, con perdite di consistenti porzioni degli apparati decorativi, fortunatamente per lo più nelle parti dei fondi e delle incorniciature, e con reiterate ridipinture.
Il restauro ha quindi dovuto confrontarsi con tali problemi, approfondendo la conoscenza sul piano della ricerca storica e su quello dell’analisi dei materiali - sia costitutivi che degli interventi del passato - per poter operare nel recupero della facies settecentesca.
Carla Enrica Spantigati
Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
Maria Carla Visconti
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Torino, Asti, Biella, Cuneo e Vercelli
Architetto, specialista in Storia, Analisi e Valutazione dei Beni Architettonici e Ambientali. In servizio presso la Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Piemonte dal 1981. Si occupa della tutela di parte della città di Torino e di parte della provincia di Alessandria. Ha diretto i lavori di completamento del Percorso di visita della Reggia di Venaria Reale. Svolge ruolo di alta sorveglianza in diversi cantieri di restauro particolarmente complessi (Villa della Regina e Castello del Valentino a Torino). Ha pubblicato saggi con particolare riferimento agli interventi di restauro ottocenteschi in area piemontese e agli aspetti legati alla nascita degli Uffici di Tutela.
h. 17.10 - Alberto Vanelli (Consorzio “La Venaria Reale”), Conclusioni
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