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Le tradizioni gastronomiche della Venaria Reale

«…Si merendò alla Veneria Reale, si replicarono di molti brindisi [...] ed in mezzo cavalieri e dame danza[ro]no a suon di violoni. [Tanta] era la magnificenza e le feste continue che colà apprestavansi pei principi e pei forastieri che capita[vano] alla corte»: così un’antica cronaca del 1664 descrive il tipico compimento di una battuta di caccia nella Venaria dell’epoca, la cui organizzazione comportava l’allestimento di un ricco e complicato cerimoniale che scandiva non solo i vari momenti della giornata del duca e dei cortigiani, ma riguardava anche gli abitanti stessi del borgo che erano tenuti a supportarne in vari modi le operazioni.
Sontuosi e fastosi banchetti costituivano poi la conclusione di queste attività: e non poteva essere che la selvaggina, i cervi e i cinghiali in particolare, a rappresentare appunto la portata più prestigiosa e prelibata della Venaria.
Ancora nell’Ottocento, quando ormai la corte non soggiornava più presso la Reggia, la selvaggina di Venaria e i relativi piatti continuavano ad essere apprezzati ed appetiti (…è il caso di dirlo) dai più: lo stesso Vittorio Emanuele II, il “Re cacciatore” per eccellenza, tornava a frequentare assiduamente i boschi della tenuta La Mandria, non disdegnando di gustare le sue prede di caccia cucinate dalla Bela Rosin, accompagnandole magari con del buon rosso corposo come il vino Lessona che porta il nome di Michele Lessona, il più illustre cittadino di Venaria con il quale, secondo gli aneddoti, Quintino Sella, suo intimo amico e confidente, brindò all’Unità d’Italia.

Ed Altessano Inferiore, l’altra metà di Venaria che non ebbe l’onore di “elevarsi” al decoro regale? Presso il borgo più antico di Venaria si diffuse un dolce che acquisì ben presto notorietà e rinomanza notevoli: i canestrelli di Altessano attiravano numerosi torinesi -e non solo- nei fine settimana per una lieta merenda accompagnata da vino bianco (con la scusa della gita fuori porta...).

Fra le altre degustazioni tipiche della Venaria sono da menzionare i dolci al bergamotto, le cui piante ornavano i Giardini della Reggia ed erano scrupolosamente conservate nella maestosa Citroniera durante la stagione invernale, e lo stesso grissino, il “pane dei re e re dei pani” che, si racconta, rappresentò l’alimento base di una salutare dieta di Vittorio Amedeo II; senza dimenticare il Bicerin, bevanda tipica torinese a base di cioccolato e latte qui riproposta nella versione degustata dal Cavour (pare che il Conte la sorseggiasse disincantato, di ritorno dai burrascosi colloqui con Re Vittorio alla Mandria).

Affreschi e dipinti nella Sala di Diana Affreschi e dipinti nella Sala di Diana