sabato 8 maggio - ore 18 - Citroniera della Reggia di Venaria
Sabato 8 maggio, alle ore 18, La Venaria Reale presenta il quarto appuntamento del ciclo di Conversazioni a Corte, quest’anno incentrato su Cristianesimo e Occidente. Dialoghi e confronti fra storia e arte, in programma fino al 21 maggio 2010 nell’imponente scenario della Citroniera juvarriana appena restaurata (ingresso consentito con il biglietto della Reggia o delle mostre in corso alla Venaria Reale).
Realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la conversazione di sabato affronterà l’affascinante tema dell’Immagine di Gesù nella storia del cinema. Parteciperanno mons. Timothy Verdon, curatore della mostra “Gesù. Il corpo, il volto nell’arte”, il delegato del Custode Pontificio per la Sindone mons. Giuseppe Ghiberti, Tommaso Subini, dell’Università di Pisa e mons. Dario Viganò, docente di teologia della comunicazione. A moderare l’incontro sarà il Direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera.
Sin dall’inizio, l’arte cinematografica ha voluto affrontare il maggiore tema dell’arte pittorica e scultorea del passato, la vita di Gesù Cristo. E in quasi tutti i film che ne raccontano, ritroviamo puntualmente allusioni visive – tipologie umane, pose singole e composizioni di gruppo, inquadramenti e zoom drammatici – evocanti la grande tradizione iconografica del Rinascimento e del Barocco. D’altro canto, quando torniamo a studiare l’arte del passato, scopriamo che tra gli obiettivi dei pittori e scultori sovente c’era proprio quello di creare un moving picture: un’immagine che sembrava muoversi e che inoltre commoveva lo spettatore. Basti pensare ai crocifissi tardo medievali con braccia mobili, che si potevano abbassare per la ‘deposizione’ del Venerdì Santo, o più ancora ai Sacri Monti piemontesi e lombardi, con le loro centinaia di veristiche figure di grandezza naturale sistemate come in un kolossal hollywoodiano.
La conversazione di sabato 8 maggio vuole quindi riflettere su l’uno e l’altro fenomeno, chiedendo il senso dei fili comuni - i rapporti dell’arte visiva antica con il teatro sacro, e quelli del cinema moderno non solo con l’arte del passato - ma anche con la liturgia.
I relatori:
Alberto Barbera (1950) Critico cinematrografico, è stato presidente dell’Aiace (Associazione Italiana Amici Cinema d'Essai) dal 1977 al 1989. Nel 1982 è stato fra i fondatori del Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino (ora Torino Film Festival), di cui è poi divenuto direttore dal 1989 al 1998. Nel 1999 ha assunto la direzione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, mantenendola sino al 2002. Dal 2004 è direttore del Museo nazionale del Cinema di Torino. È autore di un importante studio su Francois Truffaut (Firenze, 1976).
Mons. Giuseppe Ghiberti (1934) Sacerdote dal 1957, è docente alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (sezione di Torino) e all’Università cattolica di Milano, dove è stato direttore del Dipartimento di Scienze religiose. Presidente dell’Associazione biblica italiana dal 1986 al 1994, membro della Pontifica commissione biblica dal 1996 al 2007, dal 1995 è direttore dell’«Archivio teologico Torinese». Da quasi un ventennio è delegato del Custode Pontificio per le questioni della Sindone.
Tomaso Subini. Dottore di ricerca in Storia delle arti visive e dello spettacolo presso l’Università di Pisa, dal 2008 è ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna Storia e critica del cinema. Si è interessato in particolare all’opera di Pasolini, cui ha dedicato i volumi La necessità di morire. Il cinema di Pier Paolo Pasolini e il sacro (2008) e Pier Paolo Pasolini. La ricotta (2009).
Mons. Timothy Verdon (1946). Formatosi alla Yale University, è docente presso la Stanford University e la Facoltà Teologica dell'Italia Centrale, e Fellow della Harvard University Center for Renaissance Studies. Risiede a Firenze, dove è canonico della cattedrale e membro del consiglio d'amministrazione della fabbriceria. Nella città toscana dirige l’Ufficio diocesano per la catechesi attraverso l’arte ed è presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. È stato consultore della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa. È autore di numerosi volumi fra cui Attraverso il velo. Come leggere l’immagine sacra (2007) e Il catechismo della carne. Corporeità ed arte sacra cristiana, (2009). È curatore della mostra Gesù. Un corpo un volto per l’arte.
Mons. Dario Edoardo Viganò (1962) Docente di teologia della comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense, dove è presidente dell’Istituto pastorale Redemptor Hominis, e di Semiotica degli audiovisi alla LUISS, dal 2004 è presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e dirige la Rivista del cinematografo. È presidente, inoltre, della Commissione nazionale valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana ed autore di numerosi volumi fra cui Cinema e Chiesa. I documenti del magistero (2002); Gesù e la macchina da presa. Dizionario ragionato del cinema cristologico (2005). Ha curato, con Ruggero Eugeni, Attraverso lo schermo. Cinema e cultura cattolica in Italia (2006) e il recente Dizionario della comunicazione (2009).
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Le Conversazioni a Corte proseguiranno fino al 21 maggio, ogni venerdì, alle ore 18, nella Citroniera Juvarriana, comprese nel biglietto di ingresso alla Reggia o alle mostre in corso.
Tratto distintivo e caratterizzante delle Conversazioni è quello proprio della “civiltà della conversazione” che in modo accattivante e divulgativo, come in un salotto d’antico regime, coinvolgerà su temi anche di attualità studiosi ed esperti affiancati da giornalisti, scrittori, politici e protagonisti del mondo della cultura.
Il tema conduttore di questo nuovo ciclo è il rapporto fra Cristianesimo e Occidente che negli ultimi anni ha suscitato ampie discussioni sia nel mondo culturale sia in quello politico. La scelta è strettamente connessa alle due mostre in corso alla Reggia: Cavalieri. Dai Templari a Napoleone e Gesù. Il corpo, il volto nell’arte. Nella prima mostra, infatti, la storia degli ordini cavallereschi permette di affrontare sia il delicato rapporto fra Cristianesimo e guerra sviluppatosi nel medioevo, dopo secoli in cui i seguaci di Gesù avevano espresso una linea tendenzialmente pacifista, sia il ruolo del pensiero cattolico nell’affermarsi del concetto di merito, divenuto poi uno dei pilastri della modernità occidentale. Nella mostra Gesù. Il corpo, il volto nell’arte, invece, l’analisi della raffigurazione di Cristo dall’epoca paleocristiana fino al Barocco è occasione per una riflessione, da un punto di vista antropologico, storico e storico-artistico oltre che teologico, sull’influsso del Cristianesimo sul concetto occidentale di “persona umana”.