
In occasione della mostra Cavalieri. Dai Templari a Napoleone. Storie di crociati, soldati, cortigiani La Venaria Reale si arricchisce di nuovi spazi espositivi e di accoglienza con le Sale delle Arti ai Piani Alti, lo storico scalone settecentesco dell’architetto Giuseppe Battista Piacenza con il nuovo scalone adiacente: 800 metri quadri che sono stati oggetto di un attento recupero architettonico, di un consolidamento strutturale e di un completo aggiornamento impiantistico. Questi spazi, con grandi potenzialità scenografiche, vanno ad aggiungersi agli 80.000 metri quadri della Venaria Reale già restaurati.
I locali ubicati al piano superiore della Reggia, mai aperti al pubblico, erano tra i più devastati da secoli di incuria: mancanti di solai e intonaci, con aperture che permettevano infiltrazioni d’acqua ma anche afflitti, come hanno rivelato le approfondite campagne diagnostiche, da interventi che ne hanno quasi completamente cancellato le tracce storiche. L'antico appartamento nuziale di Vittorio Emanuele duca d'Aosta e Maria Teresa d'Austria Este è stato realizzato nel 1788-89 dagli architetti di corte Giuseppe Battista Piacenza e Carlo Randoni, secondo un aggiornato gusto neoclassico. Nella costruzione operarono i maggiori scultori in legno: Giuseppe Maria Bonzanigo, Francesco Bolgiè, Biagio Ferrero, Giuseppe Gianotti. Delle sale non rimane oggi più nulla, ma restano gran parte dei disegni di progetto. Parti degli arredi fissi sono oggi in altre residenze sabaude, una commode, invece, è conservata presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi.
Il recupero degli ambienti è stato realizzato attraverso l’utilizzo di tecnologie moderne che non stravolgessero l’assetto architettonico dell’insieme, valorizzando anzi le architetture e gli apparati decorativi ritrovati. Si tratta di tracce antiche di decorazioni tardo ottocentesche realizzate dai militari, tracce interessanti che connotano l’uso di questi locali a caserma, forse a sala riunioni: le decorazioni rappresentano trionfi militari, scudi, lance ed elmi. Si può notare lo scudo sabaudo ornato da cartigli floreali che richiama i paramenti ritrovati nel cortile della Fontana di Nettuno del Borgo Castello a La Mandria. In un’altra sala sono stati ritrovati disegni con draghi su fondo a quadri.
Nel 1788, in previsione del matrimonio di Vittorio Emanuele duca d’Aosta con Maria Teresa d’Asburgo-Este, si decise la realizzazione di un nuovo appartamento al primo piano del palazzo. Si rese così necessaria la costruzione di una scala aulica di collegamento. Progettata dall’architetto di corte Giuseppe Battista Piacenza (1735-1818), s’inserisce in forme mimetiche nella facciata, adeguandosi ai prospetti progettati da Michelangelo Garove all’inizio del secolo.
Particolarmente complesso dal punto di vista strutturale e di messa in sicurezza, l’intervento ha rivelato, sopra al soffitto crollato del vano scala, tracce delle modanature della cornice della facciata storica preesistente. Grazie ad un accurato lavoro di restauro artistico, sono state riproposte le delicate cromie settecentesche degli stucchi e degli intonaci a marmorino.
Gli interventi per la localizzazione e la realizzazione del nuovo scalone che collega i Giardini verso ovest con le nuove Sale delle Arti dei Piani Alti, e queste ultime con le sale espositive del piano terra, proseguono idealmente il lungo ed intricato percorso storico di recupero ed integrazione architettonica della Reggia: il nuovo scalone si presenta come una sorta di nastro d'acciaio a vista che sorge a lato della cosiddetta cesura storica (il punto in cui gli interventi secenteschi e settecenteschi si compenetrano nella facciata del Palazzo di Diana verso la Corte d’onore) i cui 120 scalini, pianerottoli e piani di sbarco sono ricoperti da legno ricavato dal recupero di travi della stessa Reggia e del Castello Ducale di Agliè.
La natura complessa ed integrata della Reggia non permette per altro interventi di recupero a sé stanti: se da un lato il recupero dei Piani Alti ha incluso il restauro dello scalone aulico realizzato a fine Settecento dall'architetto Piacenza per collegare la Corte d'onore agli appartamenti destinati ai Duchi d’Aosta, dall'altro il restauro delle sale al primo piano rivela oggi, come valenza scenografica aggiuntiva, una straordinaria prospettiva divergente sui Giardini.